La coltivazione delle Cucurbitacee nel periodo odierno, soprattutto per talune specie e tipologie, come il Barattiere (Cucumis melo L. var. adpressus) in serra, rappresenta una sfida agronomica di alto livello, specialmente quando le condizioni ambientali e nutrizionali spingono la pianta verso un eccesso di vigoria vegetativa (ad esempio eccessi nutrizionali, laute irrigazioni e/o accumuli idrici a bassa EC nella soluzione circolante, ecc.). In questo scenario, la pianta "investe" la totalità delle proprie risorse nella produzione di biomassa verde — foglie ampie, femminelle infestanti e internodi lunghi — a discapito della differenziazione fiorale e dell'allegagione che possano anticipare le produzioni in serra.
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Tuttavia, trasformare una coltura sbilanciata in senso vegetativo in una pianta generativa richiede una comprensione profonda della biochimica vegetale e della nutrizione, al fine di programmare protocolli mirati di correzione.
Il primo passo per un corretto intervento è la ricognizione a campione all'interno della serra, definendo esattamente il livello di vegeto-generatività: una pianta si definisce eccessivamente vegetativa quando manifesta una dominanza dell'apparato fogliare, con foglie che presentano un colore verde cupo e una consistenza lussureggiante, gli internodi risultano eccessivamente distanziati, spesso accompagnati da "filature" apicali dove il fusto perde consistenza diametrale a favore della lunghezza. Una pianta generativa mostra infatti internodi corti, nodi frequenti e foglie più contenute e meno ampie, con un diametro del fusto che rimane costante.
L'obiettivo ideale per il produttore, specialmente nei periodi caldi tra primavera ed estate, è il portamento vegeto-generativo.
La formazione dei fiori in cucurbitacee primaverili come il Barattiere, Cocomero e Minianguria, non è un evento casuale, ma rappresenta il risultato di un complesso dialogo tra genetica e ambiente. Il "laboratorio" della pianta risiede nelle foglie mature e negli apici meristematici, dove vengono sintetizzati i fattori florigeni, elementi che possono essere sfruttati per riequilibrare le colture.
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A tal proposito, per spostare la pianta verso la fase generativa, è essenziale che questo “laboratorio” produca e traslochi correttamente: Carboidrati, fondamentali per nutrire i primordi fiorali; in una pianta troppo vegetativa, gli zuccheri vengono consumati infatti per la crescita dei germogli laterali; Fitormoni: l'equilibrio tra auxine, citochinine e gibberelline determina l’assetto fiorale dei getti; le citochinine, in particolare, sono essenziali per avviare la divisione cellulare nei meristemi riproduttivi di quest’ultimi, per cui la presenza equilibrata nei tessuti è fondamentale per la generatività delle colture.
Da ciò chiarito, diviene plausibile poter intervenire, non solo con l’adozione di tecniche irrigue gestione colturali ponderate e contestualizzate, ma anche con integrazioni florigene e biostimolanti.
Il supporto alla induzione fiorale può quindi essere facilitato dall’adozione di fitostimolanti e induttori di resistenza a base amminoacidica (D-Fens, Cosmocel), somministrati in miscela con fermentati batterici, ricchi di sostanze ad azione ormono-simile (Maxi grow, Cosmocel).
Un esempio è riportato dalle foto di campo allegate, ove l’adozione di irrorazioni fogliari specifiche con i formulati già citati, ha favorito l’emissione di fiori femminili e ribilanciato piante coltivate su suolo argilloso, fortemente influenzate dalla bassa intensità luminosa e dall’accumulo idrico nel periodo precedente.
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