Nelle piante coltivate, la transizione dalla fase vegetativa a quella generativa, quindi la differenziazione dei primordi fiorali e il successivo accrescimento dei frutticini, sono processi biologici ad altissima complessità, regolati da un mix di fattori endogeni ed esogeni. Il potenziale produttivo di una coltura — sia essa un'orticola in serra o un arboreto come gli Agrumi — è governato dall'interazione tra il background genetico, le condizioni pedoclimatiche (temperatura, fotoperiodo, disponibilità idrica e salinità) e il biochimismo intrinseco della pianta.
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In questo scenario, i fitormoni svolgono il ruolo di messaggeri chimici primari.
Attore principale in questo contesto è, in particolare, l'acido indol-3-acetico (IAA): questa auxina rappresenta l'esponente biochimico naturale di maggiore rilievo, nell’accrescimento delle piante. Sintetizzato principalmente a partire dall'amminoacido Triptofano nei meristemi apicali e nei giovani tessuti in accrescimento, l'IAA è conditio sine qua non per lo sviluppo vegetativo e la produttività agraria, dato che regola la polarizzazione dei flussi nutrizionali e floematici, direzionando i fotosintetati e i nutrienti cineticamente verso i sink riproduttivi (organi di accumulo). Inoltre, le auxine promuovono la distensione e la divisione cellulare nel periodo post-antesi, stimolando l'allegagione e, in precise condizioni varietali, guidando il fenomeno della partenocarpia. Tuttavia, l'azione di tali ormoni non agisce in modo isolato: lo sviluppo ottimale del frutto richiede, infatti, la concomitante azione delle citochinine (promotrici della ramificazione laterale e del richiamo dei nutrienti verso i frutti) e gibberelline (fondamentali per la distensione dei tessuti), supportate quindi da un adeguato pool di carboidrati e amminoacidi.
Infatti, durante le fasi a intensa attività metabolica o in presenza di stress abiotici (shock termici, stress idrici o salini), la sintesi endogena di amminoacidi da parte della pianta può diventare un fattore limitante. Il processo di assimilazione dell'azoto minerale e la successiva transamminazione richiedono infatti un dispendio energetico (ATP e scheletri carboniosi derivanti dalla fotosintesi) estremamente elevato.
In frutticoltura e agrumicoltura, l'adozione di una visione di lungo periodo è essenziale per superare il fenomeno dell'alternanza di produzione e assicurare la costanza dei redditi aziendali. La nutrizione non deve essere intesa come un intervento emergenziale, bensì come un protocollo integrato che accompagna la coltura durante tutte le sue fenofasi.
Subito dopo la fioritura e l'allegagione, in particolare, l'adozione di protocolli specifici basati sull'uso combinato di attivatori del metabolismo ad azione auxino/citochininico-simile (Maxi Grow, Cosmocel) e bioattivatori e idrolizzati amminoacidici (Tripton, Amminstar 14,5, Crop Life, Simcro), permette di guidare l'aumento ponderale dei frutti in modo graduale e uniforme, riducendo aborti e cascola dei frutticini. L'apporto esogeno di amminoacidi e peptidi, infatti, somministrato attraverso la fertirrigazione o tramite applicazioni fogliari, consente una risposta agronomica avanzata grazie a molteplici meccanismi d'azione.
- Risparmio energetico e supporto plastico. Fornisce alla pianta "mattoni strutturali" immediatamente disponibili per la sintesi delle proteine enzimatiche e strutturali necessarie alla costruzione dei nuovi parenchimi del frutto, bypassando le vie metaboliche ordinarie e riducendo lo stress della pianta.
- Precursori di molecole bioattive. L'apporto mirato di Triptofano stimola direttamente la sintesi endogena di IAA nel frutto in accrescimento. Altri amminoacidi fungono da precursori per le poliammine, molecole chiave nella stabilizzazione delle membrane e nella divisione cellulare.
- Osmoregolazione e mitigazione degli stress. Amminoacidi specifici come la Prolina e derivati come la Glicinabetaina agiscono come osmoprotettori citoplasmatici, preservando il turgore cellulare e la funzionalità enzimatica anche in condizioni di deficit idrico o salinità elevata.
- Azione complessante e veicolante. Gli amminoacidi agiscono come agenti chelanti/complessanti naturali. Legandosi ai microelementi essenziali (quali Zinco, Boro, Calcio e Manganese), ne neutralizzano la carica elettrica superficiale, facilitandone il passaggio attraverso la cuticola fogliare e la membrana cellulare, ottimizzandone la traslocazione verso i siti di utilizzo.
Questo approccio non solo consente di ottenere calibri rispondenti agli standard commerciali e raccolte precoci o scalari a seconda degli obiettivi di mercato, ma preserva lo stato nutrizionale della pianta. Massimizzando l'efficienza fotosintetica e riducendo l'impatto degli stress ambientali, la coltura sarà in grado, contemporaneamente all'ingrossamento del frutto, di ricostituire le riserve per l'anno successivo, garantendo la sostenibilità biologica ed economica dell'agroecosistema. La declinazione pratica di tali strategie deve necessariamente basarsi sulle specificità pedoclimatiche dell'azienda, avvalendosi del supporto di consulenti tecnici specializzati per la redazione di piani di concimazione e biostimolazione mirate.
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fonti:
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Maaike de Jong, Celestina Mariani, Wim H. Vriezen, The role of auxin and gibberellin in tomato fruit set, Journal of Experimental Botany, Volume 60, Issue 5, April 2009, Pages 1523–1532, https://doi.org/10.1093/jxb/erp094
Pattison, Richard & Csukasi, Fabiana & Catalá, Carmen.
(2013). Mechanisms regulating auxin action during fruit development. Physiologia plantarum. 151. 10.1111/ppl.12142.
Taiz L., Zeiger E., M. Møller I., and Murphy A. Plant Physiology and Development 6th ed. (2014) - Piccin
Tonzig S., Marré E., Botanica generale: Morfologia e Fisiologia Vegetali parte seconda (1986) – Casa Ed. Ambrosiana Milano
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Zhao Y. Auxin biosynthesis and its role in plant development. Annu Rev Plant Biol. 2010;61:49-64. doi:10.1146/annurev-arplant-042809-112308



