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CRACKING NEL POMODORO: UNA FISIOPATIA EVITABILE?

23-01-2023 15:00

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria, Pomodoro, Cosmocel,

CRACKING NEL POMODORO: UNA FISIOPATIA EVITABILE?

Noto soprattutto tra le colture intensive di pomodoro in serra, il “cracking” è una fisiopatia di carattere climatico che colpisce i frutti in fase di...

Noto soprattutto tra le colture intensive di pomodoro in serra, il “cracking” è una fisiopatia di carattere climatico che colpisce i frutti in fase di accrescimento e/o maturazione. Il fenomeno riguarda generalmente le bacche che presentano un epicarpo (buccia) liscio e sottile, mesocarpo carnoso ed endocarpo suddiviso in logge piene di succo.

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Le cause di questa fisiopatia sono riconducibili a fattori intrinseci (anatomici e fisiologici) ed estrinseci alle piante (pedoclima): essa non è altro che la risultante dell’aumento della pressione idrostatica nei frutti, ovvero del rapido ingresso dell’acqua in essi, associato a una ridotta elasticità della stessa buccia, al potenziale osmotico dei succhi in essi contenuti, all’anatomia delle cellule (numero e dimensione), nonché alle proprietà fisiche della cuticola e alla dinamica di crescita della bacca. 

 

La fisiopatia è facilmente riconoscibile: le bacche presentano delle vere e proprie spaccature, in senso longitudinale o radiale, in grado di deprezzarne la commerciabilità. Presto esse aprono la via a infezioni d’opportunità per muffe (Botrite) e irrancidimenti che peggiorano lo status di maturazione delle bacche in accrescimento. Il fenomeno è particolarmente marcato durante l’inverno o in tarda estate, ovvero in condizioni di forti escursioni termiche giorno/notte, di elevati UR (Umidità Relativa) e grado di umettamento del terreno.

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Infatti, la fisiopatia è accentuata da condizioni colturali specifiche, come gli eccessivi o irregolari volumi irrigui, le operazioni colturali quali la defogliazione: in quest’ultimo caso, un non adeguato numero di foglie in prossimità dei frutti può favorire l’ingresso di acqua in eccesso nei frutti più maturi, ove la concentrazione di sali e zuccheri è più elevata. Da non trascurare, inoltre, la predisposizione varietale, la tipologia di frutto, le allegagioni anomale che predispongono frutti con anomalo contenuto in semi e quindi di fitormoni necessari l’accrescimento, nonché il ridotto carico di frutti per pianta, l’esposizione diretta delle bacche alla luce solare, ecc.

 

Quali dunque le soluzioni?

 

Oltre al contesto agronomico da migliorare, come per gli interventi atti a limitare i fattori predisponenti su citati, come le sfemminellature, le defogliazioni e le irrigazioni razionali, è fondamentale la scelta di varietà meno sensibili e il miglioramento delle condizioni di accrescimento delle bacche, tra i quali primeggia la capacità di allegagione, la fortificazione e l’aumento della consistenza e dell’elasticità della polpa.

 

A tal proposito si rammenta l’importanza nella corretta somministrazione e assimilazione di elementi “plastici”, come il Ca++, elemento “cemento” per eccellenza dei tessuti, lo Zolfo e il fortemente sottovalutato Si (Silicio); quest’ultimo noto come componente di incrostazioni nella parete cellulare (Acido Silicico) e nella induzione di resistenza delle colture. La creazione di tessuti fortificati e robusti, in grado di offrire consistenza e, al tempo stesso, elasticità agli organi che compongono, consente infatti di aumentare il grado di resistenza dei frutti a fisiopatie come il cracking, il blossom-end-rot (marciume apicale) e ad altre alterazioni in colture come il pomodoro.

 

Tra i tanti formulati interessanti presenti in commercio, di notevole rilevanza rivestono quindi i più recenti biostimolanti a composizione silicica, come il Barrier SiCa (Cosmocel). Si tratta di prodotti ad alta concentrazione in Ca++ arricchita in Si, in grado di sfruttare entrambi gli elementi per “cementare” le pareti cellulari vegetali, garantendo notevole resistenza meccanica ai tessuti e aumentandone di riflesso la shelf-life nelle bacche.

 

L’assorbimento del Si, in piante poco recettive all’elemento come le Solanacee, è assicurato dalla complessatura specifica presente nel formulato, il quale lo rende citrotropico, ovvero in grado di penetrare nei primi strati epidermici dei tessuti sottoposti a trattamento.

 

L’utilizzo combinato quindi con SN adeguate, permette di ottimizzare l’assorbimento di questo così sottovalutato elemento, migliorando caratteristiche quali la consistenza dei frutti, rendendoli maggiormente refrattari a fisiopatie quali appunto il cracking, ottimizzando allo stesso tempo peso specifico e durata delle bacche in post-raccolta.

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Fonti:

 

Come gestire le fisiopatie del pomodoro da mensa” di S. Fritegotto, V. Di Pierro, in Speciale: pomodoro da mensa, Ed. L’Informatore Agrario 5/2012.

 

Pollini A, La Difesa delle piante da orto: sintomi, diagnosi e terapia (2008). Ed. Edagricole

 

Savvas, Dimitrios & Ntatsi, Georgia & Passam, Harold. (2008). Plant nutrition and physiological disorders in greenhouse grown tomato, pepper and eggplant. European Journal of Plant Science and Biotechnology. 2. 45-61.


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