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BLOTCHY RIPENING DEL POMODORO: UN DIFETTO DI MATURAZIONE PREVENIBILE!

14-04-2022 09:47

Raggio Verde

Attività Agronomica ed Esperienze di Campo, Ricerca e Fitoiatria, Cultura Agraria, Pomodoro, Fisiopatie,

BLOTCHY RIPENING DEL POMODORO: UN DIFETTO DI MATURAZIONE PREVENIBILE!

Abbiamo più volte ribadito, in articoli precedenti, la notevole differenza tra Fitopatie e Fisiopatie, intendendo per le seconde tutte quelle...

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Abbiamo più volte ribadito, in articoli precedenti, la notevole differenza tra Fitopatie e Fisiopatie, intendendo per le seconde tutte quelle alterazioni di natura non parassitaria che possono interessare le colture intensive. Esse, ricordiamo, possono evidenziarsi nei diversi organi della pianta e sono imputabili a fattori climatici, stress abiotici, a predisposizioni genetiche varietali e alla stessa gestione tecnico-colturale. 

 

Nel caso del pomodoro, tra le tante fisiopatie che colpiscono le colture in serra, le più importanti sono sicuramente quelle a carico dei frutti, come il marciume apicale (blossom-end-rot), la spaccatura (cracking) e i difetti di maturazione. Questo tipo di fisiopatie comportano, quasi sempre, una riduzione del valore commerciale del prodotto tale da renderli per lo più invendibili.

 

Tra le alterazioni in questione, quelle relative ai difetti di maturazione, sono tra le più interessanti: esse possono infatti presentarsi come diverse varianti, spesso apparentemente indistinguibili tra loro, come la maturazione a chiazze (blotchy ripening), l’imbrunimento interno (internal browning), la parete grigia (gray wall) e la spalla gialla (yellow shoulder).

 

Di rilievo in quest’articolo, la maturazione a chiazze o blotchy ripening si rinviene spesso in varietà a grappolo o grosse-allungate (tipologia San Marzano o/e Ovetti) e, spesso, i sintomi tipici sono confusi con le alterazioni provocate da virosi, come alcuni Mosaici delle Solanacee (TMV e il recente ToBRFV).

 

Il blotchy ripening compare infatti soprattutto durante l’invaiatura delle bacche: mentre sui frutti ancora immaturi l’alterazione si manifesta con aree appiattite di colore bruno, su quelli in fase di maturazione appaiono invece estese aree a contorno sfumato di colore verde-giallognolo. Frequentemente, tale sintomatologia, appare su uno o pochi frutti del grappolo. Inoltre, sezionando trasversalmente la bacca, in corrispondenza di queste macchie gialle, il tessuto vascolare si presenta imbrunito. 

 

La causa del fenomeno è da imputare all’alterazione nella sintesi del Licopene, pigmento per eccellenza della maturazione della bacca, conferente il classico colore rosso dell’epicarpo, a favore di una più o meno maggiore concentrazione di ß-carotene. Tutto ciò conferisce, variabilmente, una depigmentazione a verde dell’area colpita o la comparsa di aree giallo-arancio di tono variabile.

 

La fisiopatia è frequentemente rinvenibile nel periodo primaverile odierno, sebbene anche colture estive possono soffrire in egual misura di danni della medesima entità.

 

Quali gli interventi atti a contrastare la maturazione a chiazze o disforme, specie nel periodo primaverile attuale?

 

Gli interventi sono spesso di tipo agronomico, essendo la fisiopatia associata alle condizioni pedoclimatiche di coltivazione, come l’elevata UR, congiuntamente con la riduzione della luminosità, come nelle tipiche giornate calde e nuvolose, alle laute irrigazioni, nonché a fertilizzazione con sbilanciati rapporti N/K.

 

Pertanto, è sempre consigliabile, soprattutto in caso di varietà sensibili:

  • evitare gli eccessi idrici, specie in substrati o suoli tendenti al ristagno;
  • limitare gli apporti di N, limitando altresì la creazione di piante con palesi squilibri vegeto-riproduttivi che portino verso fasi eccessivamente vegetative;
  • effettuare la defogliazione basale del frutto pendente a circa 3-4 settimane prima della sua raccolta;
  • favorire un’adeguata ventilazione, mediante l’apertura-chiusura dell’ambiente serra, anche attraverso cure colturali atte a ridurre l’aria stagnante e quindi l’eccesso di UR in corrispondenza della chioma (defogliazioni a livello intermedio e sfemminellature anticipate);
  • favorire la corretta assimilazione del K+ dalle piante, impostando una fertilizzazione adeguata, raggiungendo un adatto rapporto K/(Ca+Mg) in corrispondenza della fenofase;
  • mantenendo una EC “relativamente elevata”, ovvero congrua a limitare le alte pressioni radicali, che favorirebbero intensa traspirazione e gettito vegetativo della coltura.
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fonti:

AA. VV. (2010): Il Pomodoro, coordinamento scientifico di V. Magnifico. Collana Coltura&Cultura, ideata e coordinata da R. Angelini, Bayer CropScience, Ed. Script, Bologna, pagg592 

 

“Come gestire le fisiopatie del pomodoro da mensa” di S. Fritegotto, V. Di Pierro, in Speciale: pomodoro da mensa, Ed. L’Informatore Agrario 5/2012. 

 

Pollini A, La Difesa delle piante da orto: sintomi, diagnosi e terapia (2008). Ed. Edagricole

 

Savvas, Dimitrios & Ntatsi, Georgia & Passam, Harold. (2008). Plant nutrition and physiological disorders in greenhouse grown tomato, pepper and eggplant. European Journal of Plant Science and Biotechnology. 2. 45-61.


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