L'orticoltura intensiva in ambiente protetto rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'economia agricola della Fascia Trasformata sicula, dove la coltivazione del pomodoro (Solanum lycopersicum) ha raggiunto livelli di specializzazione tecnologica tali da permettere produzioni costanti durante tutto l'anno, alimentando mercati nazionali ed internazionali con varietà di eccellenza.

Tuttavia, la continuità di tali cicli colturali, quindi della monocoltura, unita alle condizioni microclimatiche stabili e favorevoli garantite dalle strutture serricole, ha creato un habitat ideale per la proliferazione di complessi fitopatologici e parassitari di difficile gestione. Tra le avversità telluriche più insidiose, sicuramente i Nematodi galligeni, Tracheomicosi e altre fitopatie telluriche tipiche dei “suoli stanchi”. Tuttavia, non è improbabile che, in alcune aree, coleotteri Elateridi, comunemente noti come "ferretti" o "vermi fil di ferro", possano infestare talune coltivazioni vulnerabili, cagionando danni soprattutto nelle primissime fasi del trapianto.
La gestione degli Elateridi nel pomodoro in serra richiede un approccio multidisciplinare che superi la logica del trattamento chimico d'emergenza, integrando conoscenze biologiche, ecologiche e agronomiche in un quadro di difesa integrata sostenibile. L'analisi della problematica non può prescindere dalla comprensione della biologia sotterranea di questi insetti, la cui fase larvale può persistere nel terreno per diversi anni, rendendo il suolo un serbatoio costante di infestazione.
In Italia, la composizione delle popolazioni di Elateridi mostra una distribuzione influenzata dalle condizioni termiche e dalla tipologia dei suoli. In particolare, nella Fascia Trasformata, Agriotes sordidus è considerata la specie più diffusa e pericolosa a causa della sua capacità di completare il ciclo vitale in tempi più rapidi rispetto alle specie settentrionali, favorita dalle elevate temperature del suolo che accelerano i processi metabolici larvali. Le larve, infatti, chiamate "ferretti" per la loro cuticola altamente chitinizzata e il colore giallo-arancio, attraversano numerosi stadi larvali nel corso di diversi anni. Durante questo tempo, esse compiono migrazioni verticali nel profilo del suolo, in funzione di due fattori principali:
- Temperatura. Le larve si spostano verso la superficie quando la temperatura del suolo è compresa tra 10°C e 25°C, scendendo in profondità (fino a 50-60 cm) durante i picchi di calore estivo o il freddo invernale.
- Umidità. La ricerca del potenziale idrico ottimale spinge le larve verso i bulbi umidi creati dai sistemi di irrigazione a goccia, concentrando il fitofago proprio in prossimità della rizosfera.
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Le larve, inoltre, sono fortemente attirate dalle emissioni di biossido di carbonio (CO2) derivanti dalla respirazione radicale e dagli essudati zuccherini emessi dalle radici in crescita, tipiche in post-trapianto. Questo chemiotattismo è così potente da permettere ad esse d’individuare una giovane piantina di pomodoro a distanze considerevoli all'interno del micro-ambiente suolo. In questo periodo primaverile, in particolare, quindi, è frequente la potenziale infestazione nei primi trapianti tardivi in serra, per il relativo riscaldamento del suolo e le irrigazioni frequenti e costanti.
Le infestazioni cagionano una distruzione sistematica dei tessuti ipogei delle piante, come l’erosione delle radici capillari, in grado d’indurre crescita stentata e clorosi fogliari aspecifiche, le quali spesso vengono confuse con carenze nutrizionali, già nei primissimi stadi vegetativi; oppure la perforazione del colletto, con penetrazione delle larve in prossimità della base del fusto e la creazione di gallerie midollari che possono risalire per alcuni centimetri nella zona ipogea delle plantule. Le piante colpite manifestano quindi, in genere, un appassimento improvviso e irreversibile, simile a quello causato da una forte crisi idrica, a causa dell’interruzione del flusso xilematico e conseguente blocco traspirativo.
La lotta agli Elateridi nel pomodoro si articola oggi su tre pilastri complementari: agronomica, biocontrollo e chimico-mirata.
Gestione Agronomica e Fisica. La prevenzione si basa sulla biofumigazione mediante sovesci di Brassicacee, che interrate rilasciano isotiocianati tossici per le larve. Fondamentali sono anche le lavorazioni meccaniche stagionali e la Solarizzazione estiva, capace di devitalizzare uova e larve grazie al calore solare sotto film plastico, monitorabile con sistemi digitali di precisione.
Biocontrollo. L'uso di agenti biologici è guidato dal fungo Beauveria bassiana, efficace per contatto, e dai nematodi entomopatogeni (Steinernema e Heterorhabditis). Questi "cacciatori attivi" richiedono terreni costantemente umidi e pressioni d'irrigazione moderate (sotto i 5 bar) per agire efficacemente senza subire danni fisici.
Interventi Chimici e Nuove Tecnologie. La difesa chimica moderna privilegia la localizzazione. Ai classici geodisinfestanti come il Teflutrin, o al Fosthiazate per attacchi combinati di nematodi, particolarmente utile è l’uso della sostanza attiva Azadiractina (Oikos, Sipcam). Quest’ultima può essere somministrata mediante irrorazione nel solco, all’atto della semina, quindi in successive due fertirrigazioni, dalla fase prefiorale alla fase di raccolta, con un intervallo minimo di 7 giorni. In alternativa, applicata in tre somministrazioni fertirrigue, sempre dalla fase prefiorale alla fase di raccolta, ad intervalli minimi di 7 giorni. L’utilizzo di Azadiractina è particolarmente idoneo per contenere le infestazioni, limitando al minimo eventuale fenomeni di resistenza, garantendo la salvaguardia di buona parte dell'entomofauna utile, sfruttando allo stesso tempo una persistenza d'azione ecocompatibile, della durata di 5-8 giorni, comunque fortemente influenzata dalle condizioni ambientali. Essa, inoltre, manifesta un effetto collaterale un’azione nematostatica sui nematodi galligeni del genere Meloidogyne, non infrequenti nei suoli stanchi della Fascia Trasformata.
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Fonti
DPI Sicilia, 2025
Furlan, Lorenzo et al. “Species Identification of Wireworms (Agriotes spp.; Coleoptera: Elateridae) of Agricultural Importance in Europe: A New "Horizontal Identification Table".” Insects vol. 12,6 534. 8 Jun. 2021, doi:10.3390/insects12060534
Furlan, Lorenzo & Curto, Giovanna & Ferrari, Roberto & Boriani, Luca & Bourlot, Giancarlo & Turchi, Annalisa. (2000). Le specie di Elateridi dannose alle colture agrarie della Pianura Padana [Wireworm species damaging crops in Po Valley]. Informatore Fitopatologico. 53-59.
Pollini A., La difesa delle piante da orto (2008), Edagricole (pag. 369)



