I nematodi galligeni rappresentano una delle minacce parassitarie più significative e temute per le colture agricole, sia in ambiente protetto come le serre, sia in pieno campo. Questi organismi, dal caratteristico corpo vermiforme (dal greco nema, "filo", e éidos, "aspetto"), sono diffusi su quasi tutto il pianeta, ma solo una parte di essi conduce una vita da parassita a danno delle piante.

Tra i generi di maggiore impatto nell'orticoltura intensiva, spiccano senza dubbio Meloidogyne, Heterodera e Globodera. In particolare, il genere Meloidogyne è noto per la sua polifagia e la sua frequente presenza nelle colture in serra e nei terreni affetti da "stanchezza", una condizione tipica dei suoli soggetti a monocoltura e poveri di sostanza organica.
L'azione parassitaria dei nematodi galligeni si manifesta in modo caratteristico a livello radicale: l'infestazione da parte dei galligeni, come M. incognita, porta alla formazione di galle, ovvero iperplasie e ipertrofie dei tessuti cellulari delle radici. Queste galle sono il risultato di una proliferazione anomala di cellule giganti polinucleate indotta dal parassita. La conseguenza diretta è un'alterazione profonda della funzionalità radicale: i vasi xilematici vengono bloccati o la loro efficienza viene drasticamente ridotta, impedendo il corretto flusso di acqua e dei nutrienti verso la chioma.
Le colture colpite manifestano sintomi aspecifici, spesso confondibili con problematiche di natura nutrizionale o idrica, come:
- Crescita stentata e ridotto sviluppo generale della pianta.
- Clorosi e ingiallimenti fogliari, dovuti alla sottrazione di nutrienti essenziali.
- Appassimenti e avvizzimenti temporanei, specialmente durante le ore più calde della giornata, a causa della ridotta funzionalità dell'apparato radicale, che non riesce a compensare la traspirazione.
- Riduzione della fioritura e dell'allegagione, con conseguente colatura dei fiori e dei frutticini.
- Mancato o scarso ingrossamento dei frutti, che compromette la resa produttiva finale.
I danni sono tanto più gravi quanto più l'infestazione è precoce. Un attacco durante le prime fasi di sviluppo post-trapianto può compromettere irreversibilmente la vitalità della pianta, portando anche alla morte di interi filari.
I nematodi galligeni prosperano in condizioni ambientali specifiche: le temperature di sviluppo ideali sono generalmente comprese tra i 25 e i 30°C, mentre i terreni più a rischio sono sicuramente quelli sciolti e sabbiosi, poveri di sostanza organica, e quindi carenti di antagonisti naturali che potrebbero contenerne le popolazioni. Inoltre l'ambiente umido è un fattore chiave, poiché facilita il movimento e la diffusione delle larve, spesso veicolate attraverso l'acqua di irrigazione o le particelle di suolo trasportate da attrezzi e macchinari.
La lotta ai nematodi è uno degli impegni più complessi in ambito fitosanitario, in quanto ai sintomi più specifici (le galle a carico dell’apparato radicale) e quelli aspecifici, sono già i segni d’infestazioni già in atto, con danni produttivi già arrecati alle colture. Questa caratteristica rende la gestione dei nematodi un carico che non si esaurisce con la preparazione del terreno, ma si estende lungo l'intero ciclo colturale e tra un ciclo e l'altro. La prevenzione è fondamentale, ma non sempre sufficiente a scongiurare infestazioni derivanti da contaminazioni collaterali.
Non esistendo una singola soluzione definitiva, il controllo dei nematodi si deve basare su un "ventaglio" di strumenti da integrare in un protocollo strategico, programmato sulla base del rischio specifico dell'appezzamento, come la solarizzazione o la fumigazione in prevenzione, per abbattere la carica di inoculo iniziale prima della messa a dimora della coltura. Tuttavia, interventi in copertura, ovvero durante il ciclo, sono spesso necessari, poiché le infestazioni possono manifestarsi anche dopo gli interventi preventivi. Questi protocolli devono essere applicati durante la coltivazione per contenere lo sviluppo dei parassiti e proteggere l'apparato radicale in continua espansione. Diventa quindi necessario affidarsi a formulazioni speciali, sia di natura biologica che chimica, applicate in modo frequente e programmato in funzione del monitoraggio e del rischio.
Un esempio, è riportato dalle radici in fase di rigenerazione, mediante l’impiego combinato e periodico di formulati contenenti bioattivatori della rizosfera, olii ed essenze vegetali ad azione auxino-simile, stimolanti lo sviluppo delle radici (Ready Start, Agriges), complessati con estratti vegetali della famiglia delle Liliacee e Salicacee (Gard mnzn, Omex – Zeus, Itaka), nonché miscele sinergiche di microrganismi come Bacillus firmus e purpureocillum lilacinum (Kappastop, Itaka).
Biostimolanti a base di Alghe brune (Agrofito Campo ed Ergostart Nemavir, BioAgrotech srl) sono integrati insieme alla concimazione di copertura della coltivazione, per bilanciare e sinergizzare l’equilibrio ormonale e l’accrescimento radicale.
In definitiva, la lotta ai nematodi galligeni richiede un approccio proattivo e integrato. Solo combinando una corretta gestione agronomica del suolo, efficaci misure preventive pre-impianto e un protocollo di interventi mirati in copertura, basati su Biostimolanti ed Estratti specifici, è possibile gestire questo invisibile ma temibile avversario e salvaguardare la produttività delle colture.
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fonti:
F. P. d’Errico, P. Roversi, N. Greco, A. Colombo, R. Giacometti. Nematodi dannosi delle colture: dalla biologia alle moderne strategie di difesa. Ed. L’Informatore Agrario, 2014



