Il pomodoro da mensa rappresenta una delle eccellenze dell'orticoltura italiana, un simbolo di qualità e sapore, in grado di conquistare i mercati globali. In un contesto produttivo come quello della Fascia Trasformata del sud-est siciliano, al produttore orticolo non è più richiesto solo un frutto dalle marcate caratteristiche estetiche e organolettiche, ma anche un prodotto sano, sostenibile e garantito, in linea con la crescente sensibilità dei consumatori in tema di salubrità e assenza di residui. La sfida, quindi, è quella di produrre di più e meglio, riducendo al minimo l'impatto ambientale e limitando la chimica di sintesi.
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Questo articolo presenta un caso attuale emblematico: esso illustra come un approccio agronomico integrato e moderno possa trasformare queste sfide in un modello esemplare da cui attingere, al fine di orientare la stesura e l’applicazione di protocolli sostenibili in tutti i contesti agronomici. Attraverso la combinazione di un sistema colturale avanzSato, un piano di biostimolazione mirato e strategie di difesa all'avanguardia, è possibile ottenere un pomodoro di altissima qualità, nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute del consumatore.
Nel caso in esame, quindi, la base per una produttività di precisione e sostenibile si pone fin dalle primissime fasi di sviluppo della pianta, mediante la scelta di operare in fuori suolo (f.s.), limitando pertanto lo sfruttamento intensivo del suolo, spesso assai soggetto a monocoltura. Questo sistema permette di svincolarsi dalle incognite e dalle patologie del terreno, garantendo un controllo totale sull'ambiente radicale e di crescita, modulando apporti e difesa. I vantaggi sono, infatti, molteplici: ottimizzazione dell'uso di acqua e nutrienti, riduzione drastica del rischio di malattie telluriche e possibilità di creare un substrato di crescita ideale per la coltura.
In presenza di una lastra esente patogeni, si è operato trapiantando una pianta franca, ovvero non innestata. Sebbene l'innesto sia una pratica diffusa per conferire vigore e resistenze, la scelta della pianta franca in presenza di un substrato controllato, consente di preservare integralmente le caratteristiche genetiche e organolettiche della varietà, puntando a un sapore più autentico e definito.
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L’andamento colturale vegeto-generativo è testimoniato dalle immagini allegate, le quali mostrano l'efficacia di questa impostazione iniziale. Le giovani piante di pomodoro, in questo caso ciliegino, si presentano sane, con un fusto robusto, un apparato fogliare ben sviluppato e di un verde intenso. Non si notano segni di stress idrico o nutrizionale, sebbene la “lieve filatura” testimoni lo stress da caldo del periodo. Tuttavia è palese come la coltivazione fuori suolo stia fornendo le condizioni ideali per una crescita equilibrata e vigorosa, premessa indispensabile per sostenere le future produzioni, spesso coadiuvata dall’utilizzo di formulati ad azione biostimolante.
L'approccio moderno alla nutrizione vegetale, difatti, va oltre la semplice fertilizzazione. L'obiettivo è "biostimolare" la pianta, ovvero fornirle composti e molecole che ne potenzino i processi metabolici naturali, migliorandone l'efficienza e la resilienza anche a fronte di avversità abiotiche di notevole impatto, come gli estremi termici estivi. La strategia di biostimolazione fogliare adottata in questo caso è un perfetto esempio di questo principio, con un piano di interventi studiato per agire su più fronti e in maniera sinergica:
- Supporto Metabolico e Antistress. L'applicazione di prodotti come Blackjak bio (Sipcam) e Maxi-grow (Cosmocel), a base di sostanze umiche e altri biostimolanti, mira a migliorare l'assorbimento dei nutrienti e a potenziare l'attività fotosintetica. In parallelo, Glicin-k (Simcro), ricco di amminoacidi e, soprattutto, Glicinbetaina, aiuta la pianta a superare con più efficacia gli stress abiotici (sbalzi di temperatura, alta luminosità), frequenti nell'ambiente di serra.
- Qualità e Sviluppo dei Frutti. L'apporto mirato di potassio, tramite Agro-k (Cosmocel), è cruciale. Questo macroelemento, somministrato per via complessata, è garanzia di equilibrio osmotico nel periodo odierno, nonché precursore futuro della qualità: esso infatti regola il trasporto degli zuccheri verso le bacche in formazione, influenzando direttamente il grado zuccherino (°Brix), la consistenza e l'intensità della colorazione dei frutti.
- Irrobustimento Strutturale. L'intervento con Barrier SiCa (Cosmocel) svolge una funzione protettiva. Prodotti di questo tipo, spesso a base di silicio, agiscono creando un vero e proprio "scudo" naturale, irrobustendo le pareti cellulari di foglie e fusti. Questo non solo conferisce alla pianta una maggiore resistenza meccanica, ma crea anche una barriera fisica contro la penetrazione di patogeni fungini.
Questa strategia integrata supporta la pianta dalle prime fasi di accrescimento e per tutte le sue fasi fenologiche di sviluppo successive, specialmente nel delicato passaggio alla fase riproduttiva, garantendo che lo sviluppo dei primi palchi fiorali (come visibile in foto) avvenga su una struttura vegetale forte e pienamente efficiente.
Tuttavia, il vero fiore all'occhiello di questo approccio, che lo qualifica come realmente sostenibile, è la gestione dei fitofagi. Nelle serre di pomodoro, uno degli attori principali nel periodo estivo è la fitofagia potenziale di Nesidiocoris tenuis. Questo miride predatore è un alleato prezioso nel controllo biologico di parassiti chiave come la Tuta absoluta. Tuttavia, quando le popolazioni di prede scarseggiano, il Nesidiocoris può diventare esso stesso un problema, nutrendosi a spese della pianta e causando cascola dei fiori e anellature necrotiche sui frutti che ne compromettono la commerciabilità.
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La gestione tradizionale implicherebbe l'uso di insetticidi di sintesi, vanificando però l'obiettivo "Residuo Zero". La soluzione adottata è invece emblematica dell'agricoltura del futuro, mediante l'impiego di estratti vegetali di ortica, arricchiti da una selezione accurata di additivi umettanti (Tisstop, Biorizon), si è attuato un controllo a residuo zero della popolazione di Nesidiocoris. Questo tipo di prodotto di biocontrollo permette di gestire l'insetto, mantenendo la sua popolazione al di sotto della soglia di danno, senza lasciare alcuna traccia sul prodotto finale.
Questa scelta strategica ha un doppio valore: agronomico, perché protegge la produzione senza interferire con l'equilibrio dell'ecosistema della serra, e commerciale, perché permette di posizionare il prodotto finale sul mercato con la preziosa etichetta "Residuo Zero", rispondendo alle richieste più esigenti dei consumatori e della filiera distributiva.
In definitiva, il caso studio analizzato dimostra in modo inequivocabile come l'integrazione di diverse tecnologie e conoscenze possa portare a risultati eccezionali. La sinergia tra un sistema colturale di precisione come il fuori suolo, un sofisticato piano di biostimolazione e una difesa biologica avanzata costituisce un modello virtuoso. Questo approccio non rappresenta solo una scelta etica, ma una strategia economica lungimirante, capace di generare un prodotto di altissima qualità, sicuro, sostenibile e, per questo, più competitivo. È questa la strada che l'orticoltura specializzata e moderna è chiamata a percorrere per garantire un futuro prospero e in armonia con l'ambiente.
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fonti:
F. P. d’Errico, P. Roversi, N. Greco, A. Colombo, R. Giacometti. Nematodi dannosi delle colture: dalla biologia alle moderne strategie di difesa. Ed. L’Informatore Agrario, 2014



