Il Ragnetto Rosso, Tetranychus urticae (Koch), è un acaro fitofago appartenente alla famiglia dei Tetranychidae, che comprende circa 4.000 specie, inclusi i principali infestanti delle colture. Gli adulti misurano circa 0,5 mm e spesso si riconoscono a occhio nudo grazie ai colori vivaci e alla ragnatela sericea che producono tra i tricomi delle foglie.
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Originario del Sudamerica, T. urticae si è diffuso anche in regioni sub-tropicali grazie al suo elevato potenziale riproduttivo, al ciclo di vita breve e alla forte capacità di dispersione. È altamente polifago: attacca oltre 150 specie di interesse economico, tra cui ortive (Solanacee, Cucurbitacee, Fabacee), erbacee (Mais, Soia), ornamentali (Geranio, Anthurium) e arboree (Agrumi, Banano, Melo). Le femmine adulte sono globose, subovali (0,4–0,6 mm), mentre i maschi, più piccoli (0,3-0,4), sono piriformi.
In pieno campo la specie sverna come femmina fecondata in anfratti vari, sopportando bene le basse temperature purché stabili. L’optimum termico per la specie è tra 28 °C e 35 °C con umidità relativa del 20–40%. In campo si susseguono 7–8 generazioni all’anno, fino a 30 in ambiente protetto. La riproduzione è per partenogenesi arrenotoca: i maschi derivano da uova non fecondate (ciclo aploide), le femmine da uova fecondate (ciclo diploide). Il rapporto sessuale varia tra 3:1 e 9:1 a favore delle femmine; ciascuna depone 100–120 uova totali, a un ritmo di 3–5 uova al giorno. Il ciclo vitale, inferiore a 10 giorni in condizioni ottimali, dipende da temperatura, umidità, pianta ospite e luce: in ambiente protetto la specie è in grado di compiere fino a 10-15, soprattutto nelle aree meridionali e della Fascia Trasformata.
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Il Ragnetto Rosso si nutre soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie: sugli organi vegetativi infestati genera una ragnatela di seta che protegge dal freddo, dall’umidità e dai nemici naturali, segnalando visivamente l’infestazione sulle colture durante il monitoraggio.
L’intensa attività trofica di T. urticae, unita alla rapida crescita della popolazione, riduce resa e qualità delle colture. Il danno si concretizza, infatti, quando l’acaro inizia a pungere i tessuti esterni dei tessuti colonizzati, perforando le cellule del parenchima fogliare e asportando i succhi cellulari; le cellule svuotate, piene d’aria, riflettono la luce apparendo inizialmente argentee e poi bronzee.
I sintomi si manifestano sulle foglie con clorosi a mosaico, dovuta all’asportazione del contenuto cellulare, che compromette fotosintesi, assimilazione di CO₂, metabolismo zuccherino e traspirazione. Esse assumono un aspetto rugginoso, mentre fitte colonie e presenza di seta si palesano sulla pagina inferiore. In seguito, le foglie si accartocciano e disseccano, ricoprendosi di ragnatele e individui attivi ben visibili ad occhio nudo. Su apici e femminelle, si possono osservare deformazioni e filloptosi, mentre fiori e frutticini appena allegati possono subire colatura anticipata. Veicolo principale dell’acaro è il vento, specialmente quelli caldi e asciutti, nonché mediante le operazioni colturali.
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Attualmente, la metodologia più utilizzata per il controllo degli acari si basa sull'uso di acaricidi basati su Sostanze Attive di sintesi: tuttavia, a causa della notevole prolificità di T. urticae è in grado di sviluppare molto rapidamente resistenza con ampio sviluppo di nuovi ceppi resilienti alla lotta chimica. Ciò è il motivo per cui è fondamentale variare il meccanismo d’azione degli acaricidi sintetici durante i vari trattamenti. Pertanto, è sempre più diffusa la Lotta Biologica basata su antagonisti naturali (Phytoseiulus persimilis, Amblyseius andersoni e A. californicus), principalmente impiegati in colture come il Peperone e la Melanzana in serra, nonché integrando formulati basati su sostanze naturali (ad esempio Mitemine, Cosmocel), ed estratti vegetali, come quelli a base di Neem (Strike Top, Serbios); interessanti anche gli effetti diretti derivanti dall’azione di microrganismi come Beauveria bassiana, particolarmente impiegata in regime Biologico.
Nelle foto allegate, risultati ottenuti su Peperone estivo, in Lotta Integrata con antagonisti (A. swirskii e P. persimilis), l’impiego secondo il bisogno di Sostanze Attive di sintesi a base di Acequinocyl (Kanemite, Sipcam) e Exitiazox (Matacar, Sipcam), in opportune miscele corroboranti e stimolanti con Strike Top e Mitemine. Il risultato è la drastica diminuzione delle infestazioni, con l’aumento della vegetatività delle colture e la scomparsa delle aree clorotiche.
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Fonti:
DPI Sicilia 2025
Jakubowska, M.; Dobosz, R.; Zawada, D.; Kowalska, J. A Review of Crop Protection Methods against the Twospotted Spider Mite—Tetranychus urticae Koch (Acari: Tetranychidae)—With Special Reference to Alternative Methods. Agriculture 2022, 12, 898. https://doi.org/10.3390/agriculture12070898
Elijah D. Meck, James F. Walgenbach, George G. Kennedy, Association of Tetranychus urticae (Acari: Tetranychidae) feeding and gold fleck damage on tomato fruit, Crop Protection, Volume 42, 2012, Pages 24-29,
Rodríguez, Daniel & Cantor, Fernando & Coy-Barrera, Ericsson. (2025). Survival and oviposition of Tetranychus urticae Koch (Acari: Tetranychiidae) under exposure to unfractionated botanical extracts. Revista Facultad Nacional de Agronomía Medellín. 78. 11169. 10.15446/rfnam.v78n2.111419.
Sannino L., Espinosa B. I parassiti animali delle solanacee (2009). Edagricole, pagg. 26-28



