La potatura degli agrumi non dev’essere intesa solo come un intervento di regolazione produttiva stagionale, ma come una vera e propria operazione di profilassi fitosanitaria, al fine di ridurre l’incidenza di eventuali patologie, non solo durante la stagione produttiva in atto, ma nel medio e lungo periodo dell’agrumeto.

Nel periodo autunnale, prima dell'arrivo delle piogge invernali e del conseguente calo delle temperature, è necessario intervenire con tagli leggeri mirati a ottimizzare l'architettura della chioma e il microclima interno. Il principio cardine della potatura pre-invernale, specialmente se associata alla stessa raccolta del periodo, è l'arieggiamento. Una chioma eccessivamente densa, crea, infatti, zone di ristagno di umidità e ombreggiamento, dove le Crittogame possono proliferare indisturbati.
In particolare, gli interventi principali raccomandati si focalizzano su:
- Sfoltimento dei succhioni. I rami vigorosi che crescono verticalmente all'interno della chioma sottraggono energia e luce: la cimatura o la loro rimozione è in grado di ridurre l'affastellamento e facilita la penetrazione degli stessi trattamenti fitosanitari.
- Innalzamento della fascia basale. La rimozione dei rami bassi, ovvero quelli che tendono a rimanere a contatto con il suolo e a favorire ristagni di umidità, è cruciale per prevenire l'allupatura dei frutti. Mantenere una distanza adeguata tra la chioma e il suolo impedisce quindi che gli schizzi di pioggia trasportino zoospore di patogeni come Phytophthora, ovvero dell’agente eziologico della Gommosi, verso i frutti e la corteccia del tronco.
- Eliminazione del legno malato e secco. I rami colpiti da patologie come il mal secco o danneggiati dal freddo dell'anno precedente, devono essere rimossi e bruciati (ove consentito) per eliminare potenziali fonti di inoculo di Colletotrichum o Alternaria.
In Italia meridionale e in particolare in Sicilia, la finestra temporale ideale per questi interventi si colloca tra settembre e l'inizio di ottobre, quando le temperature sono ancora miti e non vi è il rischio di stimolare una cacciata vegetativa tardiva che verrebbe bruciata dai primi geli. È fondamentale utilizzare attrezzi di alta qualità per garantire tagli netti, evitando sfibrature del legno che potrebbero diventare siti di infezione per batteriosi o cancri corticali. La disinfezione sistematica delle lame tra una pianta e l'altra, specialmente in presenza di sospette virosi o batteriosi, è un requisito indispensabile per mantenere la sanità dell'agrumeto.
La gommosi e il marciume del colletto, causati principalmente da specie di Phytophthora (come P. citrophthora e P. nicotianae), rappresentano le avversità più gravi per la sopravvivenza stessa della pianta negli agrumeti. Questi oomiceti traggono vantaggio dalle precipitazioni autunnali e invernali, che saturano il terreno e permettono la dispersione delle zoospore mobili attraverso l'acqua libera. L'infezione si manifesta tipicamente nella zona del colletto, dove la corteccia appare inizialmente imbrunita e fessurata.
Con il progredire della malattia, il legno sottostante produce un essudato ambrato o gommose, reazione di difesa della pianta allo stress patogeno. In presenza di piogge frequenti e ristagni idrici, il patogeno può migrare verso le radici capillari, distruggendole e compromettendo la capacità di assorbimento della pianta, che manifesta sintomi di deperimento della chioma, clorosi fogliare e caduta prematura dei frutti.
Le precipitazioni violente non solo favoriscono l'infezione radicale ma trasportano il patogeno sulla superficie dei frutti bassi, causando l'allupatura (marciume bruno): in questo caso, i frutti infetti diventano molli, assumono una colorazione brunastra ed emanano un odore rancido simile al pesce marcio, rendendo intere partite non commerciabili. La recente individuazione in Sicilia di Phytophthora inundata, spesso associata a terreni soggetti a episodi frequenti di asfissia radicale, sottolinea l'importanza di una gestione attenta del drenaggio in risposta ai cambiamenti climatici.
La difesa efficace contro laa Phytophthora deve essere necessariamente integrata, combinando interventi agronomici, fisici e chimici, come il drenaggio e la sistemazione del suolo contiguo le piante (è fondamentale assicurare che l'acqua piovana defluisca rapidamente lontano dal tronco), la creazione di baulature o la corretta pendenza dei filari, nonché i trattamenti rameici dopo la Potatura e la Raccolta. L'impiego dei composti del Rame, come ossicloruri, idrossidi o complessati (Myram, Simcro), rimane il caposaldo della prevenzione: questi prodotti agiscono per contatto o, nel caso dei complessati, inducendo la resistenza dopo l’assorbimento di concentrazioni idonee, bloccando la germinazione delle zoospore sulla corteccia e sui frutti e favorendo difese passive e attive nelle colture.

In presenza di lesioni giovani, è possibile intervenire chirurgicamente rimuovendo i tessuti necrotici fino al legno sano e disinfettando la ferita con paste rameiche o prodotti a base di rame e zeolite, che aiutano a ridurre l'umidità locale. Durante i mesi invernali, in caso di forti piogge, è consigliabile monitorare lo stato del colletto e rinnovare le spennellature protettive se dilavate. Infine, da non sottovalutare, l'inerbimento controllato del sottochioma, dato che esso può fungere da filtro naturale per ridurre il movimento del patogeno dal suolo verso l'alto.
La prevenzione della gestione delle fitopatie invernali negli agrumeti richiede un approccio sistemico che integri la biologia del patogeno, la fisiologia della pianta e le dinamiche ambientali. Solo attraverso la formazione continua degli operatori e l'adozione di innovazioni tecnologiche per il monitoraggio e la protezione delle colture, l'agrumicoltura mediterranea potrà mantenere la propria leadership qualitativa in un mercato globale sempre più esigente e dinamico.
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Fonti:
AA. VV. (2012): Gli Agrumi, coordinamento scientifico di V. Magnifico. Collana Coltura&Cultura, ideata e coordinata da R. Angelini, Bayer CropScience, Ed. Script, Bologna
Ferrari M., Marcon E., Menta E. (1998), Fitopatologia, entomologia agraria e Biologia applicata, Edagricole



