L'orticoltura in ambiente protetto rappresenta uno dei pilastri dell'economia agricola mediterranea, ed in particolare, della Fascia Trasformata, ma la sua intensificazione ha favorito l'insorgenza e la persistenza di patogeni tellurici altamente specializzati. Tra questi, le specie appartenenti al genere Sclerotinia si distinguono per la loro capacità di compromettere intere produzioni in tempi estremamente rapidi, rendendo la loro gestione una priorità per fitopatologi e produttori agricoli.

Sclerotinia sclerotiorum e Sclerotinia minor non sono patogeni distruttivi solo dal punto di vista qualitativo e quantitativo, ma rappresentano una sfida evolutiva grazie alla insita capacità di generare sclerozi, ovvero strutture capaci di resistere per decenni nei suoli contaminati. Nelle coltivazioni di melanzana, peperone, cetriolo e zucchino, il fungo trova un habitat ideale grazie alle costanti condizioni termo-igrometriche delle serre, in particolare nell’ultimo periodo piovoso, dove l'elevata umidità e la densità d'impianto fungono da catalizzatori per epidemie distruttive.
Il genere Sclerotinia appartiene alla famiglia delle Sclerotiniaceae, ordine Helotiales, classe Ascomycetes.
Sebbene siano state descritte numerose specie, quelle di maggiore interesse agronomico per le ortive sono S. sclerotiorum (Lib.) de Bary e S. minor Jagger. Entrambe le specie sono accomunate dalla produzione di un micelio bianco, denso e cotonoso e dalla formazione di sclerozi neri, ma differiscono significativamente per aspetti morfologici ed epidemiologici che influenzano profondamente le scelte di gestione in campo.
In particolare, lo sclerozio è l'unità fondamentale per la sopravvivenza a lungo termine del patogeno. Si tratta di una massa compatta di ife fungine, differenziata in una corteccia esterna altamente melanizzata e un midollo interno ricco di riserve energetiche come glucani e proteine. La melanina presente nella corteccia svolge un ruolo vitale, proteggendo il fungo dalla radiazione ultravioletta, dalla disidratazione e dall'attacco enzimatico da parte di microrganismi antagonisti presenti nel suolo.
Sclerotinia è un fungo necrotrofo: esso non si limita a consumare tessuti morti, ma partecipa attivamente alla distruzione cellulare, mediante inibizione della risposta attiva delle piante al processo infettivo, sin dalle primissime fasi di penetrazione del micelio nei tessuti. Lo sviluppo vegetativo del fungo è comunque fortemente influenzato dalle condizioni ambientali e dalla capacità degli sclerozi di adattarsi al contesto pedoagronomico vigente.
In condizioni ideali, 15-28°C e UR elevata nel suolo, gli sclerozi producono direttamente il micelio, che si propaga attraverso il terreno o sulla sua superficie, principalmente in corrispondenza della zona del colletto delle piante e delle radici più superficiali, in ordine a segnali chimici (essudati) emessi dalle stesse piante ospiti, in grado di dirigere efficacemente la crescita miceliare (germinazione miceliogenica). In alternativa, dagli scerozi è possibile assistere alla produzione di apoteci (germinazione carpogenica) che, tramite gli aschi, liberano le ascospore responsabili delle infezioni aeree sulla chioma.
L'identificazione precoce dei sintomi è cruciale, poiché una volta che il fungo ha colonizzato il midollo del fusto, le possibilità di intervento sono minime. Sebbene il "feltro bianco" sia il segno più evidente, ogni coltura manifesta la malattia in modo specifico.
SINTOMI
Solanacee. Nella Melanzana coltivata in serra, la Sclerotinia si manifesta inizialmente con una clorosi generalizzata della chioma, che evolve rapidamente in un appassimento a forma di "V" delle foglie apicali. Al colletto, compaiono lesioni brune e acquose che circondano il fusto. Se si seziona longitudinalmente la base della pianta, si nota la distruzione del midollo e la presenza di abbondante micelio bianco intercalato da sclerozi neri di grandi dimensioni. Un sintomo tipico è il collasso improvviso della pianta durante le ore più calde della giornata, inizialmente reversibile durante la notte, ma che diventa definitivo nel giro di pochi giorni quando il sistema vascolare è completamente compromesso. I frutti, sebbene meno frequentemente colpiti rispetto al fusto, possono manifestare marciumi se in contatto con il terreno o se l'infezione scende dal peduncolo; i frutti infetti diventano molli, acquosi e perdono qualsiasi valore commerciale. Anche il Peperone è estremamente suscettibile agli attacchi al fusto e alle diramazioni. Oltre al marciume del colletto, si osservano spesso cancri secchi o acquosi in corrispondenza delle biforcazioni dei rami o delle ascelle fogliari, dove i resti dei fiori o l'umidità tendono ad accumularsi. Queste lesioni portano alla morte della porzione di pianta sovrastante l'attacco. I frutti di peperone colpiti mostrano macchie acquose di colore grigio-verde che si estendono rapidamente. All'interno della cavità del frutto, il fungo trova un ambiente ideale per la produzione di sclerozi, che appaiono come piccoli corpi neri simili a escrementi di topo. A differenza della melanzana, nel peperone le infezioni possono interessare anche l'apparato radicale, portando a un deperimento lento della pianta che precede il collasso finale.
Cucurbitacee. Il Cetriolo rappresenta una delle colture più vulnerabili alle infezioni aeree da ascospore. Il marciume inizia quasi sempre dai fiori maschili e femminili. Il fungo colonizza i petali appassiti e da lì invade il frutto in formazione: il frutto diventa rapidamente molle, si ricopre di una muffa bianca densa e collassa in una massa acquosa nel giro di 2-4 giorni in condizioni di alta umidità. I fusti del cetriolo, essendo erbacei e succulenti, sono facilmente penetrati dal micelio. Si formano cancri acquosi che, una volta essiccati, appaiono come sezioni di fusto sbiancate e sfibrate, all'interno delle quali sono visibili gli sclerozi. La diffusione può essere rapidissima se le piante sono allevate in verticale e le foglie infette entrano in contatto con quelle sane delle file adiacenti. Sullo Zucchino, la Sclerotinia attacca prevalentemente il colletto e i frutti in fase di ingrossamento. Le piante colpite mostrano un ingiallimento delle foglie basali seguito da un collasso strutturale. I frutti basali, spesso a contatto con il pacciame o il terreno nudo, sono i primi a marcire. La malattia è particolarmente grave nelle colture non pacciamate, dove l'umidità del suolo favorisce la germinazione miceliogenica diretta. Sulle foglie di zucchino, la Sclerotinia può causare macchie necrotiche irregolari coperte dalla tipica muffetta cotonosa. Come per il cetriolo, i residui dei fiori rappresentano il principale varco d'ingresso per le infezioni dei frutti. Gli sclerozi prodotti sullo zucchino sono spesso molto grandi (>10 mm) e possono formarsi in gran numero all'interno dei tessuti macerati del fusto.
LOTTA
La lotta alla Sclerotinia non può prescindere da un approccio integrato che combini metodi agronomici, fisici, biologici e chimici. L'obiettivo primario non è soltanto la protezione della coltura in atto, ma soprattutto la riduzione dello stock di sclerozi nel terreno per i cicli futuri. La gestione del microclima in serra è la prima linea di difesa. È fondamentale garantire una ventilazione adeguata, specialmente nelle ore notturne e al mattino presto, per ridurre i periodi di bagnatura fogliare. L'adozione di sesti d'impianto meno densi e l'orientamento delle serre in modo da favorire i venti prevalenti possono contribuire significativamente. Nelle condizioni colturali della Fascia Trasformata, altamente consigliata è la Solarizzazione, una pratica consolidata e altamente efficace, capace di sfruttare il calore solare per "pastorizzare" il terreno umido, coperto da film plastici trasparenti durante i mesi estivi (giugno-agosto). La solarizzazione è in grado di eliminare gli sclerozi nei primi 15 - 20 cm di suolo, ma la sua efficacia diminuisce con la profondità. Pertanto, è fondamentale evitare lavorazioni profonde dopo il trattamento per non riportare in superficie sclerozi vitali dagli strati sottostanti. Per ciò che concerne il controllo diretto, l'uso di microrganismi antagonisti è diventato uno standard nelle strategie di difesa sostenibile. Il micoparassita più efficace e studiato è Coniothyrium minitans (ceppo CON/M/91-08), un fungo che attacca specificamente gli sclerozi. Altri agenti di controllo biologico includono specie di Trichoderma (es. T. asperellum e T. gamsii) e 𝘗𝘺𝘵𝘩𝘪𝘶𝘮 𝘰𝘭𝘪𝘨𝘢𝘯𝘥𝘳𝘶𝘮 ceppo M1, efficaci nel competere con il micelio di Sclerotinia nella rizosfera, Bacillus subtilis, Bacillus amyloliquefaciens e Pseudomonas ceppo DSMZ 13134. A livello epigeo, le piante possono essere trattate con un numero relativo di Sostanze di Sintesi specifiche come Penthiopyrad (utilizzabile fino al 30/04/2027) e Isofetamid. L'uso di corroboranti e induttori di resistenza è caldamente raccomandato per potenziare la risposta naturale delle piante:
- Chitosano: Elicitore che induce la produzione di fitoalessine e ispessimento delle pareti cellulari.
- Propoli: Sostanza naturale con proprietà antisettiche e stimolanti.
- Polvere di roccia: Applicata sulla vegetazione, crea un velo fisico che assorbe l'umidità residua, ostacolando la germinazione delle spore fungine.
In conclusione, la complessità del patogeno Sclerotinia richiede un cambio di paradigma: dalla "cura della malattia" alla "gestione della salute del sistema serra". Il successo nel contenimento del patogeno dipende dalla capacità dell'operatore di agire in via preventiva, agendo simultaneamente sull'abbattimento dell'inoculo tellurico e sul controllo del microclima come la Solarizzazione, la Gestione della UR e la creazione di Suoli Soppressivi e dotati di un elevato livello di Biodiversità.
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fonti:
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