I Nematodi galligeni rappresentano, come noto, una delle minacce parassitarie più insidiose e temute per l'intero comparto orticolo, con una rilevanza quasi drammatica sia nelle coltivazioni in pieno campo che in quelle in ambiente protetto.

Nell'ambito dell'orticoltura intensiva, infatti, i generi che destano maggiore preoccupazione sono essenzialmente tre: Meloidogyne, Heterodera e Globodera. Tra essi, il genere Meloidogyne si distingue per la sua straordinaria polifagia e per la frequenza con cui colonizza i terreni soggetti a monocoltura, spesso affetti da "stanchezza del suolo". In questi contesti, la mancanza di rotazioni colturali e la riduzione della biodiversità microbica creano il tappeto rosso per la proliferazione del parassita. I nematodi sono particolarmente vivaci in ambienti umidi e vengono veicolati con estrema facilità attraverso l'acqua irrigua, il movimento di particelle di suolo contigue o l'impiego di attrezzi da lavoro non adeguatamente disinfettati.
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Nell'ambito dell'orticoltura intensiva, infatti, i generi che destano maggiore preoccupazione sono essenzialmente tre: Meloidogyne, Heterodera e Globodera. Tra essi, il genere Meloidogyne si distingue per la sua straordinaria polifagia e per la frequenza con cui colonizza i terreni soggetti a monocoltura, spesso affetti da "stanchezza del suolo". In questi contesti, la mancanza di rotazioni colturali e la riduzione della biodiversità microbica creano il tappeto rosso per la proliferazione del parassita. I nematodi sono particolarmente vivaci in ambienti umidi e vengono veicolati con estrema facilità attraverso l'acqua irrigua, il movimento di particelle di suolo contigue o l'impiego di attrezzi da lavoro non adeguatamente disinfettati.
Il meccanismo di danno è tanto affascinante dal punto di vista biologico quanto devastante per la produttività. L'infestazione, guidata da specie come M. incognita, porta alla formazione delle cosiddette galle radicali, ovvero iperplasie e ipertrofie dei tessuti, determinate da una proliferazione anomala di cellule giganti polinucleate indotta dall'attività trofica del parassita. Il risultato è una sorta di "blocco stradale" biologico: i vasi xilematici vengono deformati o ostruiti, riducendo drasticamente il flusso di acqua e nutrienti verso la parte aerea. La pianta, pur essendo in un terreno potenzialmente fertile, inizia a subire riduzione vigore e vegetatività, a causa dello scarso afflusso di acqua e nutrienti. Sulla parte aerea, infatti, i sintomi si manifestano in modo spesso aspecifico, traendo in inganno l'operatore meno esperto che potrebbe scambiarli per semplici carenze nutrizionali: crescita stentata, clorosi, ingiallimenti e appassimenti temporanei, specialmente durante le ore di maggiore insolazione, quando l'apparato radicale compromesso non riesce a compensare la traspirazione. Le ripercussioni sulle capacità vegetative e generative sono severe: si assiste sovente a fenomeni di colatura dei fiori, scarsa allegagione e una cronica incapacità nell'ingrossamento dei frutti. Se l'attacco è precoce, subito dopo il trapianto, l'effetto può essere letale, portando alla morte di interi filari e compromettendo l'intero investimento economico.
Le condizioni ambientali giocano un ruolo chiave nel successo del parassita. Le temperature di sviluppo ideali oscillano tra i 25 e i 30°C, motivo per cui le serre rappresentano l'habitat perfetto. Inoltre, i terreni sabbiosi e sciolti, poveri di sostanza organica, sono i più vulnerabili, poiché mancano di quegli antagonisti naturali (funghi nematofagi, batteri predatori) che potrebbero contenerne naturalmente le popolazioni.
Il vero "tallone d'Achille" nella lotta ai nematodi è però la difficoltà del monitoraggio. È praticamente impossibile rilevare la presenza fisica dei nematodi a occhio nudo nel suolo; la diagnosi avviene quasi sempre "post-mortem", ovvero estirpando le radici e osservando le galle quando l'attività trofica è già in fase avanzata. A quel punto, purtroppo, è spesso troppo tardi. La lotta, pertanto, non può che essere preventiva, sin dal pretrapianto, e basata sull’impiego massiccio di Probiotici e sostanza organica, per rimediare a pool microbici in grado di contrastarli.
Per decenni, la difesa si è basata quasi esclusivamente sulla fumigazione del suolo in pre-impianto con sostanze di sintesi come il Bromuro di metile (ormai revocato) o il 1,3-Dicloropropene. Sebbene energiche, queste soluzioni hanno spesso l'effetto collaterale di abbattere l'intero microbioma utile, rendendo i suoli meno resilienti e più fragili nel lungo periodo.
Oggi, la moderna gestione dei nematodi richiede un cambio di paradigma: il passaggio da una lotta d'emergenza a un approccio integrato. Non basta più limitarsi alla disinfestazione iniziale o alla solarizzazione. È diventato fondamentale adottare un protocollo di copertura che accompagni la pianta durante tutto il ciclo colturale. Poiché non sono disponibili infiniti strumenti fitoiatrici efficaci durante la coltivazione, la strategia vincente risiede in un ventaglio integrato di interventi che includa l'apporto di basi organiche, l'uso di biostimolanti e formulazioni specifiche capaci di agire in sinergia.
Un esempio concreto è qui in questo post riportato, nella gestione dell’Anguria in ambiente protetto: l’uso specifico di estratti vegetali di Alliacee in pre-trapianto (Anteo, Zeus - Itaka), quindi alla inoculazione di consorzi microbici a base di Rizobatteri, Pochonia spp. e Glomus spp. (Kappastop, Itaka), consente di ricostruire suoli resilienti, dove la carica nematica è mantenuta sotto la soglia di danno attraverso il monitoraggio costante e l'integrazione altresì dei mezzi chimici e agronomici, oltre che biologici. Ciò, insieme all’apporto biostimolante, bio-protettrice e radicante di formulati ad-hoc integrati nella fertirrigazione (Raditonic, Dymsa), è possibile limitare le infestazioni sin dal pre-trapianto, garantendo produzioni costanti e di qualità in un mercato sempre più esigente.
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fonti:
F. P. d’Errico, P. Roversi, N. Greco, A. Colombo, R. Giacometti. Nematodi dannosi delle colture: dalla biologia alle moderne strategie di difesa. Ed. L’Informatore Agrario, 2014



